Pittarello a cuore aperto: “I mugugni? Volevo farli star zitti. Ora sogno la Serie A”

Dieci reti in campionato. Filippo Pittarello tocca l’apice della carriera nel momento cruciale della stagione. La doppietta decisiva nel pirotecnico 4-2 del “Ceravolo” libera tensioni accumulate in mesi di sudore e critiche sussurrate. Catanzaro-Spezia certifica l’evoluzione di un attaccante operaio diventato implacabile sotto porta. La sala stampa accoglie la confessione a cuore aperto del numero nove giallorosso. Un mix di orgoglio, rivincite personali e ambizioni intatte. Il quinto posto matematico non sazia la fame di una squadra costruita per rovesciare i pronostici della Serie B. La post-season si staglia all’orizzonte come il palcoscenico perfetto per tentare l’assalto a un traguardo inesplorato.

I mugugni e la vendetta del campo

Il traguardo della doppia cifra scatena un turbinio emotivo. I numeri premiano il sacrificio, ma nascondono piccole ferite silenziose. L’attaccante non nasconde il fastidio per i giudizi affrettati piovuti dalle tribune nei momenti di siccità realizzativa. L’appoggio della dirigenza e dello zoccolo duro del tifo a volte non basta a mascherare il brusio di fondo.

«È una soddisfazione personale, ma soprattutto collettiva per la squadra, lo staff, la mia famiglia e il mio agente», esordisce la punta. Il tono si fa subito analitico. «La maggior parte delle volte non è semplice. Diciamo di non sentire niente in campo, ma in realtà ti concentri anche su qualche mugugno. Ho passato anni in cui sentivo una stima incondizionata da società e curva, però le critiche arrivano. L’attaccante deve far gol. Mi sono guardato dentro e mi sono detto che dovevo trovare il modo per farli star zitti, perché mi faceva troppo rosicare. Vado in campo, do tutto e se non segno ci sto male per primo. Questa doppia cifra è il coronamento di un lavoro».

Il logorio tattico contro la muraglia ligure

Il confronto interno ha richiesto uno sforzo fisico disumano. Il primo tempo ha visto l’ariete giallorosso annaspare nella morsa dei centrali avversari. Le direttive tattiche imponevano un ruolo di scudo per proteggere i trequartisti più leggeri.

«È stata una partita sporca nella prima ora di gioco», ammette senza filtri. «Ho sbagliato qualche passaggio di troppo. Giocando con Alesi e Liberali, che sono fisicamente più esili e preferiscono la palla sui piedi, devo mettermi lì a marcare il difensore centrale. Fai a botte, subisci contatti per pulire palloni complicati. L’arbitro valuta la gravità, ma spesso non mi fischiano fallo. Si sporca un po’ la prestazione. Fortunatamente le gare durano 90 minuti e alla fine ci ritroviamo così». L’ostinazione ha schiantato la resistenza ospite nella ripresa, tramutando la fatica in un bottino pieno.

Messaggio al campionato e spettri cancellati

L’approccio alla gara svela il DNA forgiato da Alberto Aquilani. Superare una formazione disperatamente affamata di punti salvezza invia un avvertimento preciso alle dirette concorrenti. L’intensità non calerà nelle ultime due giornate.

«Questa gara è l’emblema del nostro spirito», sottolinea il centravanti. «Lo Spezia lottava per non retrocedere, noi non avevamo più nulla da chiedere alla classifica regolare. Eppure siamo scesi in campo per determinare e vincere. Questo è un segnale importante in ottica playoff». Gli errori della passata stagione bruciano ancora sulla pelle dei reduci. La delusione di un anno fa brucia come sale su una ferita aperta. La lezione sembra totalmente assimilata. «Il rammarico fu non essercela giocata fino in fondo. Eravamo arrivati con entusiasmo, ma è mancata quella sfrontatezza per giocarcela a viso aperto. Quest’anno sappiamo di non aver niente da perdere e possiamo confrontarci con chiunque».

Il traguardo finale

L’asticella si alza inesorabilmente. Nessuno vuole porsi limiti. Il percorso personale del numero nove ricalca le ambizioni di un’intera piazza calcistica. «Voglio migliorarmi sempre. Ho cominciato a giocare a calcio con il sogno di arrivare in Serie A. Se il campo dirà che non sono all’altezza, non sarò ipocrita nei miei confronti. Saprò di aver fatto di tutto per arrivarci».

La determinazione feroce del singolo riflette l’anima di un collettivo ormai solido. Il calendario propone gli incroci finali contro Palermo e Bari per affilare definitivamente le armi. Il capoluogo calabrese si prepara a vivere un mese di maggio infuocato, cullando il progetto di stravolgere le gerarchie del torneo cadetto. Il rumore sordo dei gol ha definitivamente seppellito quello dei mugugni.

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